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insegnare ai suoi
lavoranti i segreti della rinomata pasticceria.
“Non accade poi tanto di rado, (…) dalle 16
alle 17, di vederlo prendere in mano lui stesso la pala di
faggio per insegnar a rimestar bene nel forno più grande;
quella pala… che somiglia a un’alabarda…Se
ci si pensa su, oh la quantità di focacce che il nostro
buon Lavena, dai suoi fondaci di Frezzeria e delle Procuratie
Vecchie, dissemina nel mondo ogni anno nel tempo pasquale
e di là ancora! Quanto e qual benefattore! Almeno in
tante zone, Lavena è più popolare di d’Annunzio.
Sono così saporite quelle focacce! La fragranza di
vaniglia, che ne emana, è addirittura soave: ben altro
da ciò che usano certi pasticceri i quali vi frammischiano
essenza di limone, o peggio ancora, un pizzico di cannella!
Non sono reati questi che il Lavena commetta, nemmeno nell’intenzione:
per ciò, egli è così bene accetto anche
all’estero - e addirittura in Germania e in Gran Bretagna.”
(A. Pilot)
“…ogni giorno Wagner, accompagnato dal suo
gondoliere Luigi in Piazza San Marco, si intratteneva (…)
al Caffè chiacchierando spesso con il proprietario
del locale Carlo Lavena, che gli era assai simpatico.”
(dal diario di Cosima Wagner)
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